DI QUESTI TEMPI: LA FONDAZIONE IL FARO

08-07-2011
Editoriale
Autore: 
Samaritana Rattazzi

Quando, nel 1997, Susanna Agnelli trovò un accordo con la Croce Rossa Italiana per riprendere, in comodato d’uso gratuito, lo stabile di Via Virginia Agnelli 21, a suo tempo donato alla C.R.I. dalla sua famiglia, e installandovi la Fondazione Il Faro, aveva in mente principalmente due cose: creare a Roma un centro di accoglienza, privato, per il gran numero di giovani che sarebbero arrivati in Italia negli anni a seguire e bisognosi di aiuto e di orientamento ma anche vincere la scommessa di mettere in piedi, e far prosperare, un modello di solidarietà che non avesse avuto bisogno di sostegno pubblico, ma solo di elargizioni e donazioni private o di sostegno da parte di istituzioni finanziarie e bancarie, sempre private.


Quindici anni fa, quando Il Faro è nato, sembrava una scommessa praticamente impossibile da vincere, abituati come eravamo a pensare che il pubblico dovesse supplire ad ogni cosa, inclusa l’accoglienza e la formazione dei giovani immigrati che arrivavano, ed ancora arrivano in Italia, senza sapere l’italiano, senza conoscere un mestiere, senza avere possibilità alcuna di sostentamento e di inserimento in questo paese. Ci deve pensare lo Stato, si diceva: o in subordine la Regione, o la Provincia o il Comune, senza fare i conti con il fatto che lo Stato, questo Stato, avrebbe prima o poi esaurito i fondi e la solidarietà verso i più deboli sarebbe andata a farsi benedire. Con una rara eccezione: la Confederazione Nazionale degli Artigiani, la CNA, che non definirei pubblica, visto che raggruppa le maggiori organizzazioni degli artigiani italiani, imprenditori privati nel loro settore, e che fin dai primi anni de Il Faro, ha sostenuto con convinzione e con continuità, i tanti corsi di formazione che si sono tenuti nella nostra sede. Con la CNA è arrivato anche il sostegno della Camera di Commercio di Roma, di cui la CNA è una componente importante, e l’attuazione della Provincia di Roma che, per delega, presiede alla formazione professionale.


Ma il nucleo storico degli sponsor de Il Faro, dei suoi fan da sempre e suoi sostenitori veri, resta quello di uno sparuto gruppo di industriali del nord: gli Agnelli, i Rattazzi, i Bertazzoni, i Borletti, fra i maggiori, che con mentalità un po’ calvinista, un po’ piemontese, un po’ lombarda, un po’ emiliana, ma sempre illuminata, si sono messi una mano sul cuore e un’altra sul portafoglio, credendo nell’idea de Il Faro, nell’ispirazione della sua fondatrice Susanna Agnelli, nell’idea giusta e, per l’Italia di oggi e di ieri anche un po’ rivoluzionaria, di pensare che il privato possa e debba supplire dove il pubblico non arriva o per mancanza di risorse o per disattenzione o per semplice scarso interesse per la solidarietà umana. Sia ben chiaro: ci aiutano anche le Banche, che hanno nelle voci dei loro bilanci, fondi destinati alla solidarietà sociale, ma sono pur sempre istituzioni finanziarie private e non pubbliche. Quindi un modello nuovo di solidarietà privata messa al servizio del bene comune. Dei tanti ragazzi stranieri, ma anche italiani, che sono passati nei nostri laboratori di formazione e nelle nostra aule in questi anni; del Campo Estivo per i ragazzi del XVI Municipio; delle tante iniziative a favore anche di persone meno giovani che trovano negli spazi de Il Faro, luoghi dove vivere, giocare, apprendere e conversare.


Per ultimo, ci è parso utile e doveroso, mettere sul web anche un giornale on-line, Il Faro News, che informi la città di Roma e la regione, delle tante iniziative che nascono e crescono al Faro, accogliendo suggerimenti ed idee esterne, che ci aiutino a portare avanti, nel migliore dei modi, questa missione di solidarietà che si nutre di attenzione verso il prossimo, comprensione per le esigenze umane e carità verso i più deboli di ogni regione del mondo e di ogni confessione religiosa.

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