SE L’ITALIA AVESSE PIÙ FARI CON SOPRA IL CUORE SAREBBE MIGLIORE

13-04-2014
Questo l’augurio di Ilaria Borletti, sottosegretario ai Beni Culturali e tra i soci fondatori del Faro, intervenuta alla cerimonia conclusiva della prima sessione didattica del 2014. “Oltre 3.500 artigiani formati in 15 anni”, ha ricordato il vice presidente della Fondazione Samaritana Rattazzi. Khalid Chaouki: “Il Faro può dare valore aggiunto a tutti noi”
Autore: 
Silvia Lanzano
Il saluto di Samaritana Rattazzi agli allievi del Faro

Festa grande giovedì scorso al Faro per la cerimonia di consegna degli attestati. La prima sessione didattica del 2014 si è chiusa con il tradizionale saluto ai ragazzi ormai pronti, dopo due mesi di formazione, per confrontarsi con il mondo del lavoro.

Sono in tutto sessanta i nuovi artigiani, tra gastronomi, acconciatori, camerieri e operatori forno.

 “Siamo al capolinea di un viaggio iniziato lo scorso gennaio con le iscrizioni online”,  ha esordito  Gianni Del Bufalo. “Quasi 500 candidati, poi alle selezioni hanno partecipato 389 giovani provenienti da 46 paesi e tra questi – ha ricordato il direttore della Fondazione – i più numerosi dopo gli italiani sono stati i bengalesi, gli egiziani e gli afghani”. Dati importanti, ma il messaggio conclusivo del direttore vince su tutto. “Oggi ci lasciamo e vorremmo che vi portaste via, come bottino, tre cose: un mestiere nelle mani, la convinzione di valere. E la voglia di provarci”.

Durante la giornata sono stati anche presentati alle istituzioni cittadine e alla stampa i risultati di 15 anni di attività del Faro. “Oltre 2.500 artigiani formati” -  ha ricordato il vice presidente della Fondazione Samaritana Rattazzi - di cui più della metà ha trovato lavoro entro pochi mesi dalla conclusione della formazione”.

“Dobbiamo celebrare questi ragazzi che hanno messo una prima riga nel loro curriculum”, ha affermato Ilaria Borletti, sottosegretario ai Beni Culturali e tra i soci fondatori del centro di formazione e orientamento ideato e voluto con forza da Susanna Agnelli. “Dobbiamo celebrare questa idea, quella del Faro con sopra un cuore”, ha proseguito la Borletti, aggiungendo che “se l’Italia avesse più fari con sopra il cuore, sarebbe un Paese migliore”.

Sulla stessa linea Khalid Chaouki, giovane parlamentare e membro della Commissione Esteri alla Camera. Amico da anni della Fondazione, ha ricordato come “torno qui con piacere perché secondo me il Faro non si è fermato all’emergenza, ma ha saputo costruire percorsi di inclusione e cittadinanza”. Un impegno fondamentale, specie in questi tempi controversi di crisi. “Secondo me questa realtà è quello di cui c’è bisogno oggi” ha aggiunto Chaouki “e può dare un valore aggiunto a tutti noi”, perché “l’Italia non è solo le brutte notizie che si leggono sui giornali”. Alle parole sono seguiti i fatti. E così un bell’articolo sul Faro, a firma di Khalid, è stato pubblicato sabato da un importante quotidiano del Paese.

Anche le principali agenzie di stampa (Ansa, Asca, Dire) hanno dato spazio ai risultati presentati dal Faro, così come il Corsera, che ha pubblicato oggi un pezzo a firma di Lilli Garrone (“Il Faro per dare ai giovani una seconda opportunità”) e La Stampa ("Il Faro di Susanna Agnelli contro la crisi").

Un riconoscimento condiviso con slancio da Flavio Ronzi, presidente del Comitato provinciale di Roma della CRI, che ha affermato: “Il Faro troverà la Croce Rossa sempre al suo fianco”. Un rapporto di amicizia e collaborazione, quello tra le due realtà, strategico. Basti pensare che l’edificio di via Virginia Agnelli appartiene proprio alla CRI che, all’inizio del cammino, lo concesse in comodato d’uso gratuito alla signora Agnelli.

Un lavoro importante, dunque, quello svolto dalla Fondazione, come ha evidenziato Luca Barrera di CNA. “Sono almeno sette anni che Il Faro e CNA camminano insieme e hanno scoperto di avere interessi in comune” ha ricordato il consigliere dell'associazione che riunisce gli artigiani e le piccole e medie imprese del Paese, aggiungendo che “il Faro è un’eccezionale centro di formazione professionale e umano, dove si impara anche a comportarsi”.

Barrera ha presentato quindi quella che potrebbe definirsi una “case history” di successo. Il presidente dei panificatori di Roma, titolare di un rinomato forno a Campo dei Fiori, ha chiesto infatti di poter svolgere un corso di aggiornamento sui panettoni proprio al Faro. Il messaggio rivolto ai ragazzi è chiaro: “Avete avuto l’opportunità di imparare un mestiere in un posto considerato anche da chi fa il mestiere da 50 anni, con gli stessi docenti”.

“A noi rimane la gioia di aver costruito per questi giovani il loro palcoscenico, capace di renderli protagonisti, attivando in ognuno di loro delle potenzialità nascoste”, ha aggiunto il direttore didattico della Fondazione, Massimo Biagiotti Lena.

Protagonisti di un cammino di crescita e di scoperta di sé, che ha richiesto a ciascun allievo ogni giorno impegno, coraggio, determinazione. Regalando di sicuro una consapevolezza: quella di essere capitati in un posto davvero felice.

“La felicità compensa in altezza ciò che le manca in lunghezza”, ha scritto in un bel pezzo Federico, allievo del corso di operatore forno.

Due mesi di felicità qui al Faro, capaci però di regalare a tanti giovani una navigazione più serena, forse, per tutta la vita.  

Consegna degli attestati: il saluto di Samaritana Rattazzi agli allievi del Faro (Foto Roberta La Marra)

Clicca qui per guardare il video con le interviste a Gianni Del Bufalo, Samaritana Rattazzi e Khalid Chaouki, pubblicato da "Voci di Roma" della Stampa.it

CONDIVIDI