SARZAMINI MAN, SULLA MIA TERRA

28-04-2016
Lunedì 25 aprile al Faro la giornata di festa e di sport organizzata dagli amici rifugiati afghani di Roma
Autore: 
Silvia Lanzano
Rifugiati afghani di Roma, la premiazione al Faro della squadra vincitrice del torneo di volley

Un torneo di pallavolo per festeggiare la gioia di vivere insieme, la pace cui tutti i popoli della terra aspirano. Ancora una volta il Faro è stato il teatro di un incontro riuscito, quello tra le famiglie di Monteverde e i rifugiati afghani di Roma.

Riuniti per trascorrere una giornata di festa e di sport all’aria aperta – il torneo di volley si è svolto nei campi da gioco contigui al Faro- culminata con la consegna dell’ambitissima coppa alla squadra vincente, “Mohamed Ali”, e seguita dal profumato rinfresco preparato da Ekram, chef di “Roma-Kabul”, il primo ristorante afghano aperto dallo scorso novembre nella Capitale.

La premiazione è avvenuta nella sala cinema della Fondazione Il Faro, dove è stato proiettato anche il video “Mio Afghanistan”, una toccante rievocazione per immagini del cammino compiuto dal paese dagli anni ’60 a oggi: il passaggio da una società aperta, in cui le donne potevano sedere tranquillamente a un tavolo di ricerca, con microscopio, trucco e acconciatura alla moda, ai disastri provocati dalla follia della guerra.

Sulle note della canzone “Sarzamini man” – letteralmente “Sulla mia terra” – è stato ripercorso il dramma di un popolo, orgoglioso della propria cultura millenaria, amante della propria terra, eppure costretto a fuggire, colpito da sciagure come l’ultimo attentato rivendicato dai taliban lo scorso 19 aprile e disperso in paesi ospiti che spesso dell’Afghanistan e delle sue tradizioni non sanno praticamente nulla.

Zaman Atae, staff del Faro e uno degli organizzatori della giornata, ha commentato così l’iniziativa: “L’idea di proporre dei momenti di incontro tra i rifugiati afghani e i cittadini di Roma è nata nel 2010, quando venni a sapere di Bashir, un mio ex compagno di scuola all’istituto Manin, che si era ridotto a vivere per strada, vicino al Colosseo, in una condizione di evidente sofferenza e di totale abbandono. Non parlava praticamente più, eppure lo ricordavo come uno dei ragazzi più brillanti della scuola”.

Da quella presa di consapevolezza si è messa in moto, giorno dopo giorno, una macchina di solidarietà tra i rifugiati afghani della Capitale, tanto che – come ha sottolineato Zaman – “abbiamo organizzato diverse iniziative, anche in occasione di festività importanti come Muharram, Now Rooz”. L’obiettivo dichiarato è proprio quello di creare relazioni, aprire un dialogo, offrire aiuto a chi si trova in difficoltà.

E perché proprio il Faro? La risposta di Zaman non si è fatta attendere: “Al Faro ha sede la scuola di italiano del Centro Astalli, c’è un centro di accoglienza inserito nella rete SPRAR, senza dimenticare i corsi di formazione professionale della Fondazione”. In poche parole “al Faro c’è tutto – ha concluso Zaman - se organizziamo qualcosa al Faro non ci manca niente”.

 

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