RIFUGIATI, LA FIDUCIA INCROLLABILE NEL DOMANI

20-06-2016
Le storie di Tijan, Mor e Mariana: così al Faro la Giornata mondiale del Rifugiato
Autore: 
Silvia Lanzano
Tijan Bah con Michela Arioni ed Eraldo Affinati

Giornata mondiale del Rifugiato, il punto di vista del Faro. Mentre il presidente Mattarella stava per iniziare la sua visita al Centro Astalli - rendendo omaggio al lavoro immane svolto in 35 anni di attività dalla sede italiana del Jesuit Refugee Service -, in via Virginia Agnelli il dramma e le speranze dei migranti forzati sono stati restituiti attraverso la condivisione di storie, il dialogo di sguardi tra giovani e giovani.

Grazie a Tijan dalla Sierra Leone e a Mor e a Mariana dalla Mauritania. Ex allievi del Faro, tutti e tre trascinati nelle loro vite in sofferenze e sfide da far tremare i polsi. Ma oggi vincitori - cittadini e lavoratori affermati in Italia – e testimoni di un cammino che può essere di esempio e di ispirazione per tutti.

La giornata si è aperta con le parole della poesia “Invictus” nel reading di Kemal Comert, accompagnato da Stefania Troiani: “Io sono il padrone del mio destino, io sono il capitano della mia anima”.

“Le migrazioni ci sono sempre state”, ha chiarito il direttore Gianni Del Bufalo nel suo discorso introduttivo rivolto agli allievi del Faro. “Tra questi migranti alcuni sono considerati "speciali", sono quelli che non scelgono di migrare, ma sono costretti a farlo perché, se restassero, la loro vita sarebbe in pericolo”.

In un momento in cui perfino la Convenzione di Ginevra sembra essere diventata nei fatti per le istituzioni europee un riferimento opzionale - uno scritto teorico per anime belle - vale tanto di più poter ascoltare dalla viva voce di questi ragazzi cosa ha comportato il buon esito della politica di asilo nelle loro esistenze.

Come per Tijan, un fuscello tutto occhi e determinazione, partito dalla sua terra a soli sette anni per sfuggire alla condanna sicura di un destino come bambino soldato. Tijan che non ha visto e saputo nulla della madre per quasi 15 anni, che ha percorso la Guinea, il Mali e il Niger con l’unica speranza di “attraversare il deserto e raggiungere Algeri” per imbarcarsi alla volta della Sicilia. Tijan che a 13 anni in Italia – come ha ricordato – guidava il trattore e zappava la terra “ed ero pure bravo”. Giovane ragazzo che ha dormito in strada “come oggi fanno tanti miei fratelli”, ma che ha trovato un nuovo inizio nella Città dei Ragazzi, con il docente di italiano Eraldo Affinati, e quindi al Faro, dove nel 2007 ha frequentato un corso per barista-gastronomo. La tutor della Fondazione Michela Arioni ha ricordato così i suoi primi passi: “Non parlava molto, ma aveva una fiducia incrollabile nel domani”. Oggi Tjan è un barman affermato in uno dei locali più rinomati della Capitale, è sposato e padre del piccolo Sharif – che da poco ha mosso i primi passi. Ed è un testimone travolgente della forza della speranza: “Andavo a mille all’ora, ero sicuro che niente mi avrebbe più fermato”.

Così è accaduto per Mor, membro di un’agiata famiglia della Mauritania e – come ha ricordato Massimo Biagiotti Lena – “costretto a migrare per tornare a essere una persona libera”. Allievo di un corso per magazziniere e scaffalista al Faro nel 2012, oggi lavora come grafico ed è insieme all’amico Marco titolare di una cooperativa sociale di successo, impegnata nel settore della comunicazione. “Dalla fiducia è nato tutto – ha ricordato Mor, evidenziando come sia fondamentale “avere sempre il coraggio, la pazienza e la forza di affrontare le opportunità che la vita offre”. La storia di Mor - come è accaduto per quella di Tijan - è stata raccolta in un libro, presentato nelle scuole italiane e ultimamente al Senato.  

Infine è stata la volta del racconto - introdotto dalla psicologa della Fondazione Sara Laurendi - di Mariana, splendida frontwoman del gruppo di giovani rifugiate testimonial del Faro a Expo 2015 ed ex allieva del corso di cucina professionale guidato da Domitilla Verga e Donatella Cavaterra. Oggi Mariana è un caleidoscopio di progetti messi a segno e idee da realizzare, baby sitter amata presso una famiglia romana, giocatrice di basket, cantante di una band. Ma soprattutto è una fenomenale dinamo, capace di trasmettere con la sola voce un’infusione di energia: vitale, contagiosa, irresistibile.

Perché questo sono anche i rifugiati: un invito alla speranza, un richiamo forte alla vita, che è un’avventura imprevedibile e puntellata di bellezza per tutti, indipendentemente dalle condizioni di partenza. Ma solo se siamo in grado di tenderci senza remore la mano e riconoscerci – come ha ricordato Tijan – “fratelli”.

 

Giornata mondiale del Rifugiato al Faro: Tijan Bah con Michela Arioni ed Eraldo Affinati (Foto Roberta La Marra)

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