Tu sei qui

MAI PIÙ UN 15 OTTOBRE A ROMA

21 Ottobre, 2011
Editoriale
Autore: 
Samaritana Rattazzi

"Cari ragazzi, e cari nuovi arrivati ai corsi de Il Faro, benvenuti nelle nostre aule, nelle nostre cucine, nei nostri laboratorii. Avete appena iniziato un percorso di apprendimento che vi porterà ad integrarvi con minor fatica in questo paese accogliente che è l'Italia e in questa città straordinariamente accogliente che è Roma. Avete superato una selezione rigorosa alla Fondazione Il Faro, siete stati giudicati meritorii di questa opportunità: non sprecatela perché potrebbe non ripetersi. Avere un lavoro, essere in grado di mantenersi con questo, in Italia o all'estero, è la più importante conquista sociale che si possa raggiungere perché porta alla libertà individuale e al rispetto per se stessi(dal quale dipende poi il rispetto che gli altri hanno di noi).

E qui vengo alla manifestazione dei cosiddetti "indignati" che hanno sfilato per la nostra città sabato scorso 15 Ottobre. Sono tantissime,com'è ovvio, le ragioni di scontento fra i giovani italiani, e non solo, di questi tempi: difficoltà di trovare un impiego malgrado gli studi universitarii (ma, credete a me, chi si impegna davvero nello studio, e non vivacchia da fuoricorso all'Università, quasi sempre un impiego lo trova: non lo dico io, lo dicono le statistiche); difficoltà ad accendere un mutuo per comprare una casa che difficilmente ti viene concesso se non hai una busta paga; prospettiva di arrivare all'età della pensione con pensioni di miseria perché lo Stato,questo nostro Stato, per troppo tempo ha generosamente concesso pensioni a chi smetteva di lavorare,anche prima dei 50 anni, con la conseguenza che queste persone riceveranno una pensione per 40 anni, o anche più,e non ci saranno più soldi per quelli che verranno dopo, i giovani per l'appunto; e così avanti elencando.

Aggiungiamo che non si sta solo restringendo il welfare ma tutto lo stato sociale: meno sanità, meno trasporti, meno servizi. Questo avviene quando si è speso troppo prima e si è costretti, dalle leggi dell'economia mondiale e dai Trattati, a fare marcia indietro e a tirare i remi in barca (la Grecia insegna).
Un quadro che lascia poche illusioni alle generazioni future e di sicuro fomenta la rabbia e la frustrazione.
Ciò detto, e lo dico a viso scoperto, non vi sono rabbia, frustrazione, indignazione al mondo, cari ragazzi incappucciati e non, che possano giustificare quel che si è visto nelle strade della nostra capitale sabato scorso.

Ho voluto rendermi conto di persona di quello che è avvenuto a Via Labicana, angolo Via Merulana. Sull'angolo c'è la Chiesa dei Santi Marcellino e Pietro e, nel retro di questa chiesa, la sacrestia. Sabato pomeriggio la porta della sacrestia è stata abbattuta a pedate (come facevano gli unni parecchi secoli fa); il Cristo in croce (che si vede ancora dalla strada) amputato di testa e gambe e la statua della Madonna di Lourdes portata in strada, buttata a terra e calpestata dai black-bloc (i talebani che hanno preso a cannonate, in Afghanistan, i Budda di Bamiyan, non avrebbero saputo fare di meglio). Proseguendo per Via Labicana, c'è una caserma bruciata della Guardia di Finanza (gli odiati simboli dello Stato), parecchie macchine incenerite, un tetto crollato di un alloggio di servizio dal quale si sono salvati, per miracolo, una anziana coppia calandosi con una scala. E poi bancomat, banche, ponteggi, blindati, tutto a fuoco, tutto incenerito. Passi per i simboli dell'odiato potere finanziario (ma non sono proprio le banche che erogano i mutui?), non si era mai visto un simile accanimento contro i simboli della religione cristiana nemmeno ai tempi più bui del terrorismo negli anni '70. Prendersela con la fede altrui, cari ragazzi incappucciati e non, e con i simboli che la rappresentano, è la massima espressione di intolleranza umana, la massima espressione di sfregio etico e rende l'ascolto, da parte delle generazioni che vi precedono, praticamente impossibile. Impossibile chiedere rispetto, senza avere rispetto; impossibile pretendere di essere ascoltati quando si è resi sordi dalla rabbia e dal disprezzo.

Vorrei concludere dicendo ai tanti ragazzi italiani e stranieri che mi leggeranno: sarete rispettati se avrete rispetto di questo accogliente e bellissimo paese; sarete ascoltati se chiederete aiuto, con umiltà e non con arroganza. Ricordatevi sempre che l'Italia è uno stato di diritto e non lo stato dei diritti (questi ultimi poi necessariamente associati ai doveri che però, di questi tempi, tutti sembrano dimenticare).