IL FARO, UNA LUCE CHE INDICA IL CAMMINO

26-07-2017
La testimonianza di Sara, una giovane afghana che ha appena concluso il corso di parrucchiere.
Autore: 
Sara
Sara e le sue compagne di corso nel laboratorio di parrucchiere

Quando l’oscurità si diffonde ovunque e nell’affollamento delle onde pesanti del mare, ti senti sperduta e disperata, è qui che all’improvviso trovi una luce che illumina la strada e ti indica il cammino. Questa luce è per me Il Faro. 

Quanto è bello quando, in un mondo in cui tutti pensano solo a loro stessi, trovi persone come quelle che lavorano qui che diventano il mezzo per guidare i giovani verso un futuro luminoso.

Io sono Sara ed ho appena concluso il corso di parrucchiere. Prima di raccontare un po’ la mia esperienza vorrei ringraziare la signora Susanna Agnelli, per cui nutro profondo rispetto, per aver creato una  fondazione così importante che ancora oggi continua la sua missione.

Probabilmente non sono l’unica persona che per via delle guerra ed altri problemi si trova a vivere in un altro paese. Sicuramente se avessi avuto altre possibilità nella vita, mi troverei in una situazione molto diversa da quella attuale. 

Io sono afghana ma purtroppo non ho mai potuto vivere nel mio paese, neanche per un breve periodo, perché i miei genitori, per fuggire all’oppressione e al genocidio attuato nei confronti della nostra etnia, hanno  deciso di lasciare il paese e vivere in Iran. Era l’unico modo per evitare pericoli e salvarci.

Purtroppo in Iran abbiamo avuto gli stessi problemi di discriminazione …  Mio padre è stato costretto a scegliere tra il peggio ed il peggiore, e così siamo rimasti in Iran.

Per me trascorrere l’infanzia e adolescenza lì non è stato facile, nonostante ci siano molti iraniani buoni e aperti, ce ne sono molti altri che ci guardavano con occhiate pesanti ed ironiche. Senza nemmeno parlarci, sottolineavano con lo sguardo la differenza tra noi e loro. Ci facevano in continuazione battute pesanti e dicevano che dovevamo tornare nel nostro paese. Io ero ancora molto giovane e non riuscivo a capire perché ci trattavano così, né potevo chiedere a mio padre perché dovevamo rimanere lì ma dal suo sguardo sempre inquieto e ansioso capii subito che non c’era alcuna speranza di tornare in Afghanistan.

In Iran, le leggi discriminatorie non mi hanno permesso di fare molte cose, ho sprecato tempo e occasioni che potevano essere per me importanti. Ma non è ancora tardi! 

Oggi quel sentimento di estraneità, il sentirmi diversa dagli altri, non esiste più! Ora mi trovo qui dove le persone credono in me e mi danno fiducia.

Forse all’inizio è stato un po’ difficile ambientarsi e guadagnare la fiducia della grande famiglia del Faro, ma ora sono felice di averla ottenuta e di poter far parte di questa famiglia che non ti lascia mai sola!

Mi trovo dove mi è stata data l’occasione di crescere e credere in me stessa. Qui, in questa casa, ho il vero senso di tranquillità, affiancata dai miei cari che non vedono nessuna differenza tra me e loro.

Quando me ne andrò, avrò sicuramente nostalgia di questo posto e di queste persone ma sono sicura che loro saranno qui ad aspettare tutti noi allievi, sperando che torniamo con buone notizie. E io vi prometto che un giorno tornerò e vi potrò raccontare di tutti i progressi che ho fatto.

Ringrazio il mio caro maestro Paolo che ha creduto in me ed è stata la mia motivazione più grande. Ringrazio poi tutte le mie compagne di corso, con cui ho passato momenti speciali e tutto lo staff del Faro che mi ha fatto sentire come a casa. 

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