DALL’EGITTO AL FARO. STORIA DI ABDALLA

14-07-2011
Lo sbarco a Lampedusa, la passione per l’idraulica. E un sogno: crearsi una famiglia in Italia
Autore: 
Abdalla

Salve a tutti. Mi presento, sono Abdalla ma tutti i miei amici mi chiamano Tito. Sono nato in Egitto quasi 18 anni fa e sono arrivato in Italia da due anni e mezzo .
Avevo detto ai miei genitori che volevo venire in Italia per studiare e per trovare un buon lavoro, che mi permettesse anche di aiutarli.
Con un barcone siamo partiti dalla Libia in 350 persone. Eravamo sei amici egiziani e siamo sbarcati tutti a Lampedusa. Siamo rimasti un giorno solo sull’isola e poi con l’aereo ci hanno portato a Catania e da li’ ci siamo divisi .Con un pullman mi hanno trasferito a Palagonia dove c’è la casa famiglia più brutta del mondo!
Per tre mesi ho vissuto lì e per fortuna c’era un altro ragazzo egiziano con me.
Una volta a settimana potevamo telefonare a casa per tre minuti. Ma con altri ragazzi abbiamo deciso di chiamare Save the Children per farci spostare in un posto migliore. Dopo 5 tentativi sono arrivati da noi 3 operatori per verificare la situazione e ci hanno assicurato che avrebbero trovato un'altra casa famiglia. Il giorno dopo mi hanno mandato a Catania dove sono rimasto per un anno in una struttura grandissima. Ho fatto amicizia con un ragazzo tunisino che si chiama BASAM ed un gruppo di ragazzi africani.. Potevo lavorare ogni tanto nelle campagne: raccogliere le mandorle, zappare la terra, raccogliere e dividere nelle cassette l’uva. Tutto questo in estate con una paga di 20 euro per una giornata di lavoro.

A Catania frequentavo il corso di italiano per prendere la licenza media. La casa famiglia mi ha anche chiesto se , dopo la scuola, volevo fare dei lavoretti nella struttura come elettricista, idraulico e falegname. In Egitto avevo aiutato mio zio per due anni in falegnameria ed anche un amico di mio padre per lavori di elettricista.. La mia passione per l’idraulica è nata guardando un parente che stava costruendo un impianto idraulico per la sua casa….era finita la scuola e avevo quasi 15 anni..

Mi hanno poi chiesto se volevo lavorare con i bambini dai 6 ai 14 anni che frequentavano l’asilo annesso alla struttura. La mattina li accompagnavo a scuola. Poi li seguivo per l’ora di pranzo e li aiutavo a fare i compiti. Alle sei li riaccompagnavo a casa con il pullman.
Intanto giocavo a pallone appena potevo e un giorno un’ educatrice mi ha portato a conoscere l’allenatore di una squadra under 18. Mi ha preso subito in squadra e abbiamo fatto un torneo che abbiamo vinto !!!! Purtroppo subito dopo ho avuto una discussione con una operatrice della casa famiglia che una sera non mi lasciava vedere il mio telefilm egiziano perché suo figlio voleva guardare i cartoni animati. Solo per questo mi hanno spostato per 4 mesi ad Agrigento.
Per rinnovare il permesso di soggiorno avevo bisogno del passaporto. Quindi mi hanno mandato a Roma al Consolato Egiziano. Qui mi hanno detto che ci volevano 15 giorni per fare tutte le verifiche nel mio Paese e poi altri 40 giorni per ritirarlo. Così ho chiesto a Save the Children di aiutarmi in questo periodo di attesa a Roma. Mi hanno portato alla Polizia e poi assegnato al centro di accoglienza Riserva Nuova. Potevo rimanere con loro in questo periodo di attesa.
Ma ho scoperto che per ritirare il passaporto mi servivano 150 euro e che il centro non poteva darmeli, ne’ tantomeno Save the Children. Così ho deciso di rimanere a Roma e mi è stata assegnata una assistente sociale. Sono stato così trasferito a Ciampino e mentre stavo sull’autobus il giorno del mio trasferimento ho perso tutti i documenti! Finalmente nella casa famiglia di Ciampino sono riusciti a trovare per me i 150 euro, grazie al direttore Tonino, e ho ritirato il passaporto!

Oggi è passato quasi un anno da quando sono arrivato a Roma. Ho preso la licenza media, ho imparato molto bene la lingua italiana e sto finendo il corso di aiuto idraulico al Faro.
Spero, finito il tirocinio formativo, di trovare un buon lavoro. Perchè vorrei tanto rimanere in Italia e costruire una bella famiglia.

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