PER ARRIVARE AL MIO SOGNO, DEVO SALIRE UN GRADINO ALLA VOLTA

09-07-2015
Max, allievo del corso di Pizzaiolo e Panificatore, intervista il suo collega Mustafà e saluta il Faro, ormai pronto per ripartire.
Autore: 
Massimo Bonsi
Gli allievi del corso per pizzaioli

Come ti chiami?

Mustafà.

Quanti anni hai?

Ho 25 anni.

Da dove vieni?

Dall’Egitto.

Perché sei venuto in Italia?

Perché voglio avere una vita più bella.

Come era la vita in Egitto?

Era una vita tranquilla, però sono dovuto andare via dopo la morte di mio padre, perché la responsabilità gravava tutta su mia madre e essendo l’unico uomo, in una famiglia composta dalle mie quattro sorelle, più mamma sono venuto per cercare un buon lavoro e aiutarle a vivere meglio.

Dimmi tre tradizioni del tuo paese?

Noi sorridiamo spesso e cerchiamo di far sorridere gli altri, ritengo molti egiziani dei veri e propri comici. Un'altra nostra tradizione è mangiare a colazione fagioli. A proposito della colazione, c’è da noi una festività dopo il Ramadan chiamata Aid, ovvero la festa della colazione e si festeggia la mattina del primo giorno del mese dopo il Ramadan.

Come ti sei trovato qui al faro?

Molto bene, per fortuna ci sono ottime persone nello staff, che devo dire mi hanno cambiato un poco la vita. Ad esempio io prima non andavo in palestra, ora si perché mi sento bene con me stesso. Queste persone sono davvero difficili da trovare nella vita di tutti i giorni.

Come è stata l’esperienza di aver una classe con etnie differenti?

 Io vivo da otto anni in Italia e ho girato molti paesi anche prima, quindi ero già abituato ad aver a che fare con molte etnie differenti e i loro diversi pensieri.

È nata qualche amicizia durante il corso?

 Sì. Spero che tali amicizie durino anche al di fuori del Faro.

Progetti per il futuro?

Per arrivare al mio sogno, devo salire un gradino alla volta, il primo gradino è diventare un bravo pizzaiolo, chi non sogna non vive.

 

Si conclude l’intervista con due persone sicuramente più ricche di prima, Mustafà per il corso fatto qui al Faro e per le varie cose che lui ha appreso da noi italiani e non, io per lo stesso corso e per aver ampliato gli orizzonti a realtà differenti dalle nostre dove la parola morte e vita è separata da un capello, per fortuna il nostro Mustafà non viene da uno stato particolarmente devastato da guerre ma gli ho letto negli occhi non poca sofferenza per famigliari, parenti e amici lasciati lì a vivere una realtà diversa dalla sua e ad invecchiare senza vedersi , sentendosi magari sporadiche volte al telefono. Davvero un eroe. Non mi ha detto il suo sogno … credo sia per scaramanzia, ma credo di poterlo intuire, la felicità di ogni uomo …non è importante da chi e dove si nasce, è stare con le persone amate in pace e tranquillità, per il breve tempo che ci è concesso qui in questo mondo, che non è perfetto, ma che noi abbiamo il dovere di migliorare per noi e per gli altri che verranno.

***

 Mi sento un poco malinconico… il tempo è volato e se ieri dicevo “ho appena iniziato un corso di pizzaiolo” oggi dico “è il mio ultimo giorno di corso”. Cos’è cambiato, tutto o meglio nulla di visibile a occhio nudo, ma se un giorno inventeranno un occhio in grado di leggere l’anima umana, beh... come ci disse il dottor Biagiotti il primo giorno “uscirete di qui e sarete altre persone” devo dire che aveva ragione. Per natura sono un ragazzo osservatore, noto cose che in pochi ci riescono e meno ancora a farle diventare crescita personale e qual è il posto migliore per crescere se non il Faro, dove c’è un caleidoscopio di emozioni, sguardi e culture, ma soprattutto di vita. Il faro simbolo di ritrovo per le persone disperse nelle acque tumultuose della vita, il faro che illumina e salva le navi dagli scogli chiamati ai giorni nostri problemi, il faro che dirada la nebbia del preconcetto e del razzismo che troppe volte ha annebbiato il cervello di interi popoli e purtroppo, tutt’ora fa molto presa su chi è spaventato e sperduto, nell’oscurità dell’incertezza del domani.

Siamo navi e ognuno di noi ha una rotta piena di pericoli e di pirati, ma ci sono anche navi che ci vengono in soccorso, navi che magari come noi andavano piano e senza meta in balia dei venti, navi che decidono di andare piano vicino a noi perché è un mare dove solo i veloci e i vincenti arrivano al porto sani e salvi e tutti gli altri vanno affondo. Io ho avuto una fortuna incredibile, ho trovato una nave, bianca e blu, con il nome Mikel ancora scritto con una forte vernice indelebile sulla fiancata, che mi ha dato una passione sfrenata per questo mestiere e una carica di autostima mai ricevuta in vita mia.

So che fuori da queste lande verdi e incontaminate c’è chi sa farti molto male , con una parola , una frase o una penna e che da oggi riprenderò la mia nave , piena di tagli e buchi rattoppati già troppe volte per essere stata fatta solo 25 anni fa e partirò per chissà quali avventure e pericoli, ma il solo fatto di sapere che alla fine dietro l’orizzonte , quando tutto sembra perduto , quando senti tra i denti il sapore della polvere perché sei a terra , se sei fortunato e non cedi mai , potrai vedere un grande , luminoso , maestoso , faro rosso e bianco … il faro … il faro della speranza !!!

Ringrazio tutti i prof, lo staff, i ragazzi del mio e degli altri corsi. Ognuno di voi è un pezzo del puzzle che rende il faro unico e io, ora vi ho tutti in mente, immobili e sorridenti, in una giostra di ricordi che mai mi lascerà, ora preferisco rientrare anche io nel puzzle che compone il faro perché dopo tutto contro ogni pronostico, dalle selezioni informatiche a oggi … sono anche io un pezzo di voi.

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