AL FARO LA FESTA DELL’ASHURA

20-12-2012
Oltre 400 sciiti hanno celebrato in via Virginia Agnelli la festività più sacra del loro calendario
Autore: 
Silvia Lanzano
LA FESTA DELL'ASHURA AL FARO

Il Faro non solo come luogo di formazione ma anche, ogni giorno di più, come solido riferimento culturale per le tante comunità straniere che vivono a Roma.


Nella settimana tra il 18 e il 25 novembre più di 400 persone provenienti da paesi quali Afghanistan, Iraq, Iran e Pakistan  si sono ritrovate infatti in via Virginia Agnelli per celebrare la festa dell’Ashura, il momento  più sacro dell’anno per i musulmani sciiti.


Il culmine della festività, che cade nel decimo giorno del mese di Moharram nel calendario lunare islamico, commemora il martirio dell’imam Hussein, il nipote del profeta Maometto ucciso brutalmente nel 680 nella piana di Kerbala insieme a 72 compagni. Responsabile dell’eccidio, l'armata del califfo omayyade Yazid che rivendicava per sé la successione al Profeta nella guida dell’Islam. Un momento fondativo non solo per la pietas di milioni di persone, ma anche da un punto di vista storico, perché considerato l’inizio della scissione tra sunniti e sciiti.


Per questi ultimi dunque l’Ashura  è una festività in primo luogo di lutto e di espiazione, in cui si ricorda la promessa non mantenuta di soccorrere Hussein, per salvarlo da un altrimenti inevitabile martirio.


E al Faro questa dimensione di raccoglimento, di spiritualità profonda, si è vissuta con grande intensità, specialmente nella giornata di domenica 25. I tanti fedeli riuniti nella sala mensa, per l’occasione rivestita di tappeti, hanno ripercorso le gesta di Hussein, intonando preghiere e battendosi il petto in un gesto universale di cordoglio.


Tutto si è svolto nella semplicità e nella fratellanza, grazie anche alla collaborazione delle tante persone che si sono impegnate per garantire la buona riuscita dell'iniziativa.


Dopo la preghiera, così come vuole la tradizione, i 400 ospiti del Faro hanno cucinato una cena con le portate tipiche dell’Ashura, come il palau e il Qabuli, senza dimenticare il tè caldo con il latte.


“Organizziamo i festeggiamenti per l’Ashura a Roma dal 2007”, ha ricordato Zaman Atae, amico da anni del Faro e ormai un riferimento per i tanti giovani della comunità afghana della Capitale. “All’inizio in piazza Mancini, in seguito nel quartiere Ostiense – ha spiegato Zaman, che ha aggiunto - da due anni festeggiamo al Faro. I ragazzi sono contenti, vogliono vivere la festa qui. Prima non avevamo un posto stabile per condividere questa solennità. Nel 2009 abbiamo addirittura celebrato sotto una tenda improvvisata in piazza Mancini. Certo, è stato bello, ma il Faro è un’altra cosa”.


Un momento importante quindi, quello vissuto al Faro, perché si realizzi sempre più la vera vicinanza, l’incontro tra popoli.


E così anche un ignaro abitante di Monteverde potrà comprendere perché in una sera di novembre il suo giovane vicino afghano gli sarà sembrato magari più pensoso e raccolto del solito.


Perché la devozione, il desiderio di trascendenza ci accomunano tutti, al di là della nazionalità, del credo, della formazione ricevuta.


 Manca ormai poco a Natale, ma è anche grazie a occasioni come questa del Faro che possiamo ogni giorno riscoprirci davvero tutti fratelli.

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