IL CINEMA DEL FARO!

18-12-2018
Un pomeriggio diverso insieme ad Amin Nour, regista e protagonista del corto "Indovina chi ti porto per cena", e altri attori del cast.
Autore: 
Michela Arioni

E’ stato un pomeriggio insolito quello del 13 dicembre, gli allievi del Faro sono stati protagonisti – nella sala cinema- della proiezione del corto di Amin Nour “Indovina chi ti porto per cena” insieme a tanti ospiti, con i quali hanno dato vita ad dibattito molto interessante.  

Camerieri, pizzaioli e cuochi , cittadini del mondo e pieni di speranza, hanno assistito alla proiezione e ascoltato le testimonianze del cast di attori di origini africana, sudamericana, russa e italiana. Hanno fatto domande per capire le storie di tutti i protagonisti e si sono confrontati tra loro sul messaggio importante che ha portato Amin Nour a vincere il bando migrarti 2018: possiamo abbattere i pregiudizi imparando a comunicare il valore di ogni individuo, nella sua unicità e bellezza.  Possiamo abbattere gli stereotipi con l’ironia e rispondere alle provocazioni con un sorriso.

Amin è un giovane di seconda generazione, di origine somala, che vive a Roma da quando era bambino. Nel corto ha raccontato la sua esperienza di ventenne innamorato, che si preoccupa di dover incontrare la famiglia della sua fidanzata, svelando così il colore della sua pelle e le sue origini. Nel suo cortometraggio ci sono gli amici che lo incoraggiano con ironia  e gli adulti  più saggi che lo mettono di fronte a sé stesso e alla scelta di essere sincero, senza voler apparire diverso dall’uomo che è.

Abbiamo chiesto ai ragazzi del Faro quale messaggio per loro è importante far arrivare fuori dai nostri laboratori dopo l’esperienza al Faro.

Ecco alcune delle loro risposte:

Seydou, 18 anni:“sono molto fortunato ad avere così  tante opportunità per crescere e per imparare. Vorrei che tutti i ragazzi che arrivano qui potessero studiare l’italiano e partecipare ai vostri corsi, per sentirsi così più vicini alla vostra cultura e più utili in questa società. Quello che sai fare è automaticamente il tuo documento valido per il futuro.”

Ibrahim, 22 anni:“ Per distruggere i pregiudizi dobbiamo dimostrare serietà e rispetto in ogni momento, collaborare con gli altri, con attenzione e gentilezza. Se prima ancora del colore della nostra pelle, arriva il nostro talento  allora possiamo  far iniziare bene ogni incontro.”

Idrissa, 19 anni: “Sorrido sempre per dare un messaggio di apertura all’altro. Sono felice di aver imparato un mestiere che mi appassiona e che mi darà sostegno concreto per il futuro.  Ogni giorno mi impegno per dimostrare che ho meritato la fiducia delle persone che credono in me. Tra due mesi nascerà mio figlio e voglio renderlo fiero di suo padre.”

Abdou, 25 anni:“Siamo tutti vittime del razzismo. Anche chi è arrabbiato soffre perché ha bisogno di risposte e di rassicurazione. Noi ragazzi abbiamo la responsabilità di essere degli esempi positivi una volta usciti dal Faro. Dobbiamo dimostrare il nostro valore per abbattere il pregiudizio.”

Bineta, 26 anni: “ Vorrei che questo corto arrivasse nelle scuole, per far conoscere altre prospettive e  modi di pensare, per aiutare a cambiare linguaggio per aprire il cuore. E’ utile conoscere esperienze diverse da confrontare con la propria, per guardare oltre l’odio e la paura che possono diventare come un virus per la mente.”

Dairis, 17 anni:“Ho visto sullo schermo tutto quello che sentivo già tra i ragazzi che ho conosciuto durante il corso di cucina, ma raccontato dalla voce di Amin mi è sembrato più facile da superare. Ogni volta che qualcuno ti trasmette la sua energia hai la possibilità di diventare più forte.”

Denis, 26 anni:“sono convinto che la lingua italiana sia la cosa più importante nel percorso di tutti noi. Capire l’altro e poter comunicare bene con lui facilita i rapporti e alleggerisce le tensioni che nascono dall’incontro di culture diverse. Il protagonista del corto è un ragazzo molto determinato e ha condiviso con noi la possibilità di crescere come uomini di valore in un paese che ci da l’opportunità di correre tutti insieme, con fiducia, con rispetto, con gioia e gratitudine.”

Grazie Amin, grazie ragazzi!

 

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