“RIFUGIATI, E POI?”, IL FARO PER LA GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO 2015

17-06-2015
Venerdì 12 giugno l’incontro della Fondazione di Susanna Agnelli sui percorsi di integrazione dei migranti forzati che vivono in Italia. Presentato in anteprima il docufilm “L’ospite atteso” di Laura Di Pietro, sull’esperienza di 15 giovani rifugiate allieve del Faro. Sono intervenuti Daniela Di Capua, direttrice del Servizio centrale SPRAR e Mario Morcellini, docente di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi della “Sapienza” Università di Roma
Autore: 
Silvia Lanzano
Gianni Del Bufalo con Daniela Di Capua e Mario Morcellini durante l’incontro del Faro “Rifugiati, e poi?”

“Rifugiati, e poi?”. Con questa domanda il Faro ha aperto l’incontro di venerdì scorso – il primo dedicato dalla Fondazione alla Giornata Mondiale del Rifugiato.

Cosa accade ai migranti forzati una volta superato il momento della prima accoglienza? Quali sono in Italia le strade davvero aperte dell’integrazione? È inevitabile: lo sguardo si appunta sul momento drammatico della emergenza - gli sbarchi, le coperte termiche, lo sfinimento dei corpi - e così troppo spesso si finisce per dimenticare il giorno dopo.

Il Faro ha voluto fare luce proprio su questo tratto del percorso e lo ha fatto con l’aiuto di testimoni di eccezione: Daniela Di Capua, direttrice del Servizio centrale del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) e Mario Mocellini, ordinario in Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi della Università di Roma “Sapienza” . Partendo da un piccolo gioiello, il docufilm “L’ospite atteso”, realizzato dalla regista Laura Di Pietro sulla esperienza vissuta da 15 giovani rifugiate al Faro, allieve nel 2015 di un corso di cucina professionale e protagoniste del laboratorio teatrale guidato da Nube Sandoval.

“L’idea è stata quella di realizzare una iniziativa per le giovani rifugiate – ha chiarito Gianni Del Bufalo, direttore generale della Fondazione,  - in modo che il Faro potesse offrire loro qualcosa di utile e allo stesso tempo avere l’opportunità di imparare dalle  loro storie. Il risultato – ha proseguito Del Bufalo – è stato un ibrido tra cucina e racconto, tra tempo e spazio”.

Condizione indispensabile per la buona riuscita dell’esperimento è stata la condivisione del cammino: “Per raccontare simili esperienze bisogna viverle insieme”, ha concluso il direttore.

Laura Di Pietro, amica del Faro e con Paolo Damiani mente e cuore degli Artigiani Digitali, ha accettato la sfida. Il risultato sono 23 minuti di poesia e narrazione densissimi, sul filo del rasoio. “Era un progetto rivolto a donne e ho deciso di partecipare al laboratorio di teatro”, ha spiegato la regista. Il film è “il racconto dall’interno di quello che è successo”.

Farida, Giuliana, Rachel: sono solo alcuni dei nomi delle protagoniste di questa esperienza, che ha cambiato dal profondo la loro vita e quella di tutte le persone che hanno vissuto con loro il percorso. A cominciare dalle tre straordinarie docenti, Domitilla Verga, Donatella Cavaterra e Claudia Marini, che con le ragazze hanno condiviso ogni giorno difficoltà e aspirazioni, fatiche e successi.

Il dibattito successivo alla proiezione è stato segnato – non poteva essere altrimenti - dalla emozione, percettibile in sala, suscitata dal film.

“Il Faro arriva quando l’accoglienza finisce e c’è bisogno di un ponte”, ha esordito Daniela Di Capua. “Il film è fatto così bene che diventa uno strumento per descrivere come si è svolto questo cammino di integrazione. Bisognerebbe utilizzarlo, diffonderlo al di fuori degli addetti ai lavori”. Sul tema dell’integrazione dei migranti forzati, la Di Capua è intervenuta con grande chiarezza: “In Italia non esistono né politiche per l’integrazione dei titolari di protezione internazionale né, di conseguenza, risorse che sostengano, accompagnino questi percorsi in alcun modo”.

All’origine di una simile debolezza, come spesso accade, un “inghippo di tipo normativo”, ha aggiunto la Di Capua -  che prevede come obbligo dello Stato quello dell’accoglienza e della protezione, sostanzialmente legale, dei richiedenti asilo, ma non delle persone già titolari di una forma di protezione internazionale”.

Una eccezione in questo senso è rappresentata dai progetti SPRAR, “una rete di iniziative diffuse in tutta Italia rete e gestite dai Comuni o in collaborazione con le associazioni”.

“Piccoli progetti per piccoli numeri, con la possibilità di proseguire l’accoglienza anche dopo che la persona ha ottenuto lo status di protezione, per un periodo di sei mesi-un anno. Con una serie di servizi che dovrebbero favorire l’integrazione come l’orientamento al lavoro, il bilancio di competenze, i tirocini formativi, l’acquisizione della lingua italiana e un piccolo contributo in uscita”.

Non tutto è roseo, perché – come ha ricordato la di Capua – esiste un “sottodimensionamento nella disponibilità di posti”: attualmente 21mila nella rete SPRAR contro le 40-50mila richieste di asilo attese per l’anno in corso.

Tuttavia quella della integrazione è una strada da seguire senza tentennamenti, in quanto, come ha evidenziato la direttrice del servizio centrale SPRAR, “processo di cui fanno parte in maniera attiva tutti, non solo i rifugiati. È un incontro, uno scambio che richiede un riposizionamento delle persone”.

Morcellini ha aperto la sua riflessione con alcuni spunti scaturiti dalla visione del film: “Quanta scintilla determina mettere in scena i comportamenti”. E ancora: “L’aspetto di fondo di questo testo è la coralità, come nel teatro greco”.

Non solo un apprezzamento estetico, formale, perché “la comunicazione restituisce la rappresentazione dei drammi, ma se il dramma narrato non provoca una azione successiva è solo cronaca nera”.

Quella invocata dal professore è dunque la “necessità di passare all’azione”: troppo spesso – ha chiarito - “ci accontentiamo di formule eleganti e pensieri elaborati per descrivere il dolore del mondo. Il dolore del mondo non ha bisogno di descrizioni, ha bisogno che ci decidiamo a limitarlo nella misura in cui spetta a ognuno di noi”.

La percezione della misura può essere soggettiva, la richiesta di intervento di sicuro è concreta: su entrambi i fronti il Faro intende giocare la propria parte.

 

“L’OSPITE ATTESO – Qualcuno con cui continuare il viaggio”, il docufilm di Laura Di Pietro

 

Nella foto: Gianni Del Bufalo con Daniela Di Capua e Mario Morcellini durante l’incontro del Faro “Rifugiati, e poi?”

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