STORIA DI TJAN

Sono nato in Sierra Leone, un paese che per anni è stato sconvolto dalla guerra civile e dalla piaga dei bambini soldato. Anche mio fratello è stato sequestrato dai guerriglieri. Io allora avevo solo 6 anni.

Un paio di anni dopo, per evitare che io subissi lo stesso destino, mia madre mi ha portato in Guinea in un centro che accoglieva tanti altri bambini che scappavano dalla guerra. Mia madre mi ha lasciato lì per tornare a prendere le mie sorelle in Sierra Leone, ma non sapendolo io mi sono messo in viaggio per rintracciarla. Così sono iniziate le mie peregrinazioni per l’Africa. Sono andato in Mali, dove a 10 anni ho iniziato a lavorare per guadagnarmi di che vivere. Dopo un anno sono entrato in Niger dove per un altro anno ho lavorato per guadagnare i soldi necessari a pagarmi il passaggio per l’Europa.

Finalmente, dopo un viaggio estenuante tra il deserto e il mare sono arrivato a Mazara del Vallo e da lì ho iniziato un lungo giro per l’Italia che mi ha portato anche a Napoli, dove per quattro anni ho fatto lavori stagionali nei frutteti e nei campi di pomodori, non avevo ancora 16 anni.

Nel 2006 sono arrivato a Roma: senza soldi, senza amici, senza nessuno, ho chiesto aiuto ad una signora che poi mi ha fatto entrare in un Centro di Accoglienza. All’inizio non ero sicuro che questa fosse una buona cosa, avevo paura che mi rimandassero nel mio paese oppure che mi togliessero la libertà. Pensavo di scappare, ma alla fine sono rimasto e ho fatto bene. Ho finalmente imparato l’italiano, nel 2008 sono stato ammesso ad un corso per baristi alla FONDAZIONE IL FARO e ho avuto il privilegio di conoscere la Signora Agnelli.

L’incontro con le persone del Faro ha cambiato la mia vita in tanti modi! All’inizio ero molto timido, ero anche il più piccolo del corso che frequentavo, ma lì mi hanno accolto come si accoglie un figlio che ritrova la sua famiglia. Inoltre mi hanno dato le competenze necessarie per trovare lavoro, tanto che, appena finito il corso sono riuscito a trovare lavoro al bancone di una pasticceria.

Ma il Faro mi ha sostenuto anche dopo che il corso è finito.  Anche oggi, continuano a sostenermi, dimostrandomi non solo grande affetto, ma anche condivisione dei miei obiettivi e dei miei sogni. Grazie a loro e allo staff del centro di Accoglienza dove ho vissuto per anni sono riuscito a tornare in Africa e sono riuscito, dopo ben 14 anni, a ritrovare mia mamma, che viveva in Gambia, in un campo profughi e ho deciso di aiutarla a costruire una casa, dove vivere con il suo nuovo marito e mia sorella. E anche allora il Faro mi ha dato tutto il suo supporto e insieme stiamo costruendo la casa che cambierà la vita anche dei miei familiari in Africa!

È per questo che dobbiamo tutti sostenere il Faro, perché loro cambiano veramente la vita di chi ne ha bisogno!

Tjan

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