UN TRAGUARDO CONDIVISO

14-05-2012
La festa di fine corsi al Faro è anche l’occasione per riflettere sull’idea di mondo che vogliamo costruire. Con impegno, nell’amicizia
Autore: 
Stefania Palazzi

 

Il 24 aprile 2012, vigilia della festa della Liberazione, alla Fondazione il Faro, ho assistito ad una vera lezione di vita: umanità, integrazione sociale, miscelato con colori, sapori, gusti e valori appartenenti ad esseri umani che cercano di rimettere insieme i pezzi di una identità perduta, di una famiglia, nel segno dell’unità e del piacere di stare insieme, spesso smembrata.
È evidente che la missione del Faro è quella di entrare in intimità con tutti, a prescindere dalla razza, religione, ceto sociale di appartenenza, sesso e riesce a raccontarci da vicino le vite di ognuno, aprendo le porte dei nostri animi, rendendo una realtà effettiva progetti di una umanità indescrivibile che nascono nella testa - guidati dalla ragione -, passano per il cuore, per quel tripudio di sentimenti ed emozioni, evidenziati da tutti in questa grande festa. Testimonianza di ciò sono le diverse nazionalità, storie e origini, lavori, titoli di studio a cui ben 90 ragazzi hanno lasciato per incominciare un nuovo cammino, non facile da intraprendere e da immaginare.

Dietro alla consegna degli attestati si celava ancora una grande debolezza e sofferenza dovuta all’emarginazione e alla lotta quotidiana per la sopravvivenza in un mondo che certo non apre le porte di una facile integrazione. 

Non ci rendiamo conto che, in realtà, i valori del moderno Occidente – uguaglianza, democrazia, libertà, laicismo, parità di sesso, religioni e razze - non sono sempre dei concetti universali, eterni ed evidenti. La conquista di questi valori, come ci viene anche insegnato dalla storia e dall’umanità, è difficile, lenta e, anche nella nostra civiltà, è una meta che non ci può rendere indifferenti e inconsapevoli. E passetto dopo passetto tutti possiamo e dobbiamo impegnarci per renderla vera, più vicina a noi.

Ammiro la semplicità del Faro, che si accompagna con l’umiltà: essere essenzialmente umani, tale da avvicinarci al meglio di ciò che è umano, purificare il meglio di noi con l’esempio e l’esercizio della solidarietà con tutti i popoli, attraverso un lavoro nobile, lo studio e l’impegno di chi vuole un futuro migliore, con l’obiettivo di “insegnare un mestiere” consentendo di acquisire capacità professionali da presentare sul mercato del lavoro o nell’ambito dell’artigianato.

La diversità nei colori della pelle, nei lineamenti del viso, le diverse culture, modi di vedere la vita, tutti coi nostri problemi, ci porta a dire che siamo tutti diversi: in realtà siamo tutti esseri umani, rivolti ad imparare a convivere, a dare e ricevere rispetto. Mentre noi abbiamo, nella nostra quotidianità, tanta difficoltà ad essere veri con gli altri per timore di essere fraintesi, di apparire fragili, di finire alla mercé di chi ci sta di fronte, ci sono altri che, nella loro semplicità, ci insegnano che, abbandonando la propria patria, catapultati in un mondo diverso, più frenetico, si può ricominciare a vivere, superando, da un la lato, le paure legate al fatto che gli altri non accettino i nostri limiti e debolezze e, dall’altro, dandoci quella forza, quell’energia necessaria per vivere meglio.
Lasciatemi la libertà di dire che non è che solo con un camice o con una divisa si diventa “eroe”, ma gli eroi sono anche altri, anche voi, quelli che ogni giorno si prodigano per chi ha bisogno di continuare a sognare. 

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