NIENTE NELLA VITA VA TEMUTO, DEVE SOLO ESSERE COMPRESO

17-06-2013
Partito giovedì scorso il terzo ciclo di incontri “Ci vediamo al Faro”. Un’iniziativa all’insegna dell’interculturalità e dell’amicizia
Autore: 
Antonella Troisi
CI VEDIAMO AL FARO

Il 13 giugno è iniziato il terzo ed ultimo ciclo di incontri di “Ci vediamo al Faro”, laboratorio interculturale, organizzato da Valentina Troisi e Diana Agamez. Il laboratorio si articolerà in quattro incontri pomeridiani dove si svolgeranno diverse attività: dinamiche di gruppo, giochi, cineforum, fotografia, disegno e l’ultimo incontro sarà dedicato ad un’attività di cucina durante la quale ogni ragazzo potrà cucinare piatti tipici del proprio paese.

Le organizzatrici hanno spiegato approfonditamente l’obiettivo e l’importanza di questo laboratorio interculturale. Partiamo proprio da questo concetto: integrazione culturale, cosa significa per loro?

Per Valentina Troisi l’integrazione culturale «è un adattamento reciproco degli immigrati e della società di accoglienza. Oggi purtroppo le persone, non tutte ma una buona parte, nelle loro idee, opinioni, scelta delle amicizie continuano ad essere guidate da pregiudizi e stereotipi che non permettono quell’integrazione tra culture che porta ad un arricchimento della società. Perché si avvii una reale integrazione è necessario guardare alla persona e non ai pregiudizi e stereotipi, consentendo a tutti l’espressione della propria identità culturale». 

Per Diana Agamez «l’integrazione culturale e la convivenza interculturale sono aspetti della società profondamente complessi e cangianti, per me, innanzitutto significa conoscenza e inclusione».

Come accennato prima, si sono svolti già due cicli di questo laboratorio e le organizzatrici sono state molto felici dell’andamento e dei risultati ottenuti, infatti, entrambe manifestano la loro soddisfazione. «Sono stati due cicli importanti, insieme ai ragazzi anche noi organizzatrici abbiamo vissuto emozioni e condiviso momenti significativi di confronto su temi importanti come la diversità, l’amicizia, l’uguaglianza, il rispetto. Tutto questo è avvenuto in un clima di serenità e accoglienza da parte di ogni partecipante ai laboratori […]. I ragazzi tornano con la voglia di stare insieme e confrontarsi tra di loro». Questo è quanto afferma Valentina Troisi. Non da meno sono le parole di Diana Agamez: «Il risultato pensiamo sia positivo! I ragazzi hanno avuto la possibilità di incontrarsi, sempre dentro Il Faro, in uno spazio differente a quello dei corsi. Si sono conosciuti, riconosciuti, incontrati, scontrati, scoperti e divertiti. […]. Hanno parlato un po’ di se stessi, scambiato un po’ della loro cultura, sensibilità, pensieri e sentimenti».

Entrambe riconoscono che le principali difficoltà incontrate nei cicli precedenti sono state solo difficoltà iniziali, nello spiegare in cosa consistesse il laboratorio, risoltesi subito nel momento di inizio attività, «sono venuti fuori gli aspetti più positivi della diversità».

Adesso passiamo agli obiettivi del laboratorio, su cosa si vuole attirare l’attenzione e stimolare questi ragazzi che sono tutti diversi tra loro, per provenienza geografica, ma poi si scopre che possono avere vissuti familiari e di vita molto simili. Ecco quanto ha affermato Diana: «L’obiettivo fondamentale è stimolare attraverso altri canali comunicativi - come le dinamiche di gruppo, i giochi, la visione di un film, la musica, la cucina, la scrittura, la fotografia - la riflessione sulla diversità e sulla comunicazione. Si tratta di vivere la diversità culturale in modo consapevole, parlandone e affrontando alcuni temi come le relazioni di genere, la discriminazione, le difficoltà nel mondo del lavoro, tra tanti altri temi di cui hanno voluto parlare i ragazzi».

Valentina affronta il tema dell’obiettivo del laboratorio partendo da una realtà che conosciamo bene e che oggi invade tutte le città: «Ormai nella vita quotidiana, sull’autobus, a scuola, al cinema, per strada si incrociano gli sguardi, si scambia qualche parola con milioni di persone provenienti da tutto il mondo ma quegli sguardi/parole non si trasformano in conoscenza, confronto rimangono superficiali a causa della freneticità con cui si vive. Il laboratorio interculturale ha proprio l’obiettivo di fare in modo che quegli sguardi e quelle parole scambiate in fretta si trasformino in confronto e il confronto in conoscenza e la conoscenza in rispetto reciproco».

Per concludere le due organizzatrici hanno dichiarato quale messaggio vogliono trasmettere ai ragazzi.

Diana desidera che i ragazzi prendano coscienza della loro capacità e responsabilità di agire in modo positivo di fronte al fatto di vivere in un mondo pieno di diversità. Inoltre aggiunge: «Il messaggio non lo voglio trasmettere io, il messaggio lo voglio costruire insieme».

Valentina, invece, desidera trasmettere ai ragazzi che ognuno di noi ha una propria cultura, tradizioni che vanno rispettate, facendo in modo che le differenze di ognuno diventino un punto di incontro/conoscenza. Inoltre, afferma che bisogna mostrarsi come si è veramente senza vergognarsene: «Per poter vivere con persone che appartengono ad una cultura diversa dalla propria non bisogna abbandonare/nascondere la propria identità, perché sembra il modo più facile per farsi accettare dagli altri, anzi bisogna essere orgogliosi delle proprie origini. Se non siamo noi i primi a sostenere la nostra cultura non lo faranno gli altri». Valentina, infine, conclude con una frase di Marie Curie «Niente nella vita va temuto, deve solo essere compreso”, questo è il messaggio che voglio trasmettere ai ragazzi. E che tutti dovrebbero tenere a mente affinchè vi sia integrazione!».

Sia Valentina che Diana hanno affrontato il tema dell’integrazione senza barriere, questo dimostra che sono una grande squadra e che sono le persone giuste a percorrere questo percorso con i ragazzi, perché senza i giusti valori non si va da nessuna parte!

 

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