LA FESTA DELL’ASHURA AL FARO, UN INVITO RIVOLTO AL DIALOGO

28-10-2015
Oltre duecento persone hanno commemorato sabato sera al Faro il sacrificio dell’imam Hussein, in occasione della ricorrenza più importante del calendario sciita. Festa e contrizione allo stesso tempo, tutto vissuto all’insegna dell’apertura verso il prossimo. Tra gli ospiti, anche amici di confessioni diverse
Autore: 
Silvia Lanzano

La vita di ogni giorno è intessuta di gesti, di azioni ripetute. Il senso di appartenenza a una comunità e alla sua cultura è data anzitutto dalla comprensione tacita, dall’accordo reciproco sul significato che attribuiamo proprio a quei gesti.
Anche per questo motivo salutiamo con grande entusiasmo e ringraziamo di cuore gli amici afghani di Roma, che ancora una volta quest’anno hanno scelto di festeggiare  al Faro la solennità più sacra per i fedeli sciiti, l’Ashura, commemorazione del sacrificio a Kerbala dell’imam Hussein e dei suoi 72 compagni.
Sei giorni di festeggiamenti, oltre 200 persone – in prevalenza di nazionalità afghana – riunite ogni sera nella sala mensa del Faro, per l’occasione vestita di tappeti e solenni arazzi con i passi del Corano.
Un momento di festa, ma anche di espiazione, come hanno testimoniato sabato scorso i canti e i gesti di contrizione compiuti dai tanti fedeli che ricordavano Hussein, il nipote del Profeta Muhammad, che rinunciò alla propria vita – come ci ha spiegato il nostro Zaman Atae, tra gli organizzatori più impegnati e accorti dell'Ashura al Faro -  “non per soldi, non per potere ma per essere fedele”.
Una occasione preziosa per il quartiere – e non solo – per conoscere da vicino i sentimenti, la vita dei propri concittadini. Va dato merito anche per questo allo staff che ha preparato con grande efficienza le celebrazioni a Monteverde, impegnato con sollecitudine a estendere l’invito anche alle persone interessate al rito, non necessariamente di fede islamica.
Tra di loro quest’anno un ospite di eccezione, Padre Luigi, responsabile della scuola di italiano del Centro Astalli e testimone delle celebrazioni di sabato. Forse le più difficili da comprendere “dal di fuori”, dal momento che le libere espressioni di contrizione (che simulano delle percosse inferte su se stessi) fuori contesto possono prestarsi a destare sgomento.
Invece una grande ospitalità - dall’accoglienza iniziale con il tè e i tipici dolci halwa, attraverso il rito vero e proprio scandito dalle preghiere recitate dal mullah in lingua farsi, fino alla conclusione seduti a tavola con la bella cena preparata e offerta a tutti i presenti – è stata la cifra dominante d’insieme.
Ogni passaggio è stato un invito alla condivisione e al dialogo (compreso l’attimo di fugace incomprensione in cui è incorso un piccolo gruppo di giovani egiziani - di confessione sunnita – ospiti del Faro, attratti verso la sala dai canti e subito dopo messi in fuga dai gesti di contrizione dei fedeli!).
La festa dell'Ashura in via Virginia Agnelli per il Faro è un privilegio. Quello di camminare insieme, di condividere per capire. E riuscire così davvero ad assaporare gli uni le gioie, i sentimenti più profondi degli altri.

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