IL FARO RISPONDE ALLE DOMANDE DI UNA GIORNALISTA

08-05-2013
Pubblichiamo la precisazione rivolta a una testata freepress circa i meccanismi e le dinamiche che regolano il processo di selezione per l’ammissione ai corsi del Faro
Autore: 
Redazione
L'INGRESSO DELLA FONDAZIONE IL FARO

Gentile dottoressa,

le selezioni cui si riferisce, attualmente ancora in corso, sono quelle che permetteranno a 54 giovani di frequentare i quattro corsi di formazione professionale della Fondazione nella seconda sessione didattica (maggio-luglio) del 2013.

I corsi del Faro sono completamente gratuiti per i beneficiari cui si rivolgono: giovani italiani e stranieri in condizione di forte disagio socio-economico.

I criteri di selezione adottati dalla Fondazione quindi – e non potrebbe essere altrimenti - non sono quelli che utilizzerebbe un ateneo universitario per scegliere le proprie future matricole.

In primo luogo infatti, in fase di selezione, il Faro cerca di cogliere la motivazione ma soprattutto l’effettivo bisogno del candidato. Un compito delicato, che ci porta a sondare variabili complesse quali il disagio economico, la fragilità psicologica, la possibile marginalità sociale della persona.

Buona parte dei candidati che bussano alle porte del Faro sono giovani titolari di protezione internazionale - rifugiati, richiedenti asilo - spesso provenienti dai centri di prima accoglienza gestiti da realtà quali Caritas o Centro Astalli.

Tutte persone con trascorsi drammatici alle spalle e per cui un lavoro da pizzaiolo o da barista costituisce l’unica vera alternativa al dormire sulla strada o all’essere sprovvisti di mezzi di sussistenza.

La prevalenza di candidati stranieri tra quanti chiedono di poter partecipare ai nostri corsi è un dato di fatto. Per le ultime selezioni hanno presentato domanda in tutto 440 giovani, di cui 358 stranieri e 82 italiani. Il quadruplo.

E il numero di domande complessive è otto volte superiore rispetto alla disponibilità di posti che possiamo offrire.

Ogni corso infatti può accogliere al massimo14 persone: un numero contenuto. E questo per far sì che tutti i beneficiari, italiani e stranieri, possano davvero nel giro di due mesi imparare nella pratica un mestiere. E trovare così lavoro, come accade al 60 per cento dei giovani che escono dal Faro nei primi mesi successivi alla conclusione della formazione.

Purtroppo sono numeri esigui rispetto alla domanda  - sempre crescente – che riceviamo e qui al Faro vorremmo poter fare molto di più.

Ma la Fondazione vive solo dei contributi che riesce a ottenere partecipando ai bandi indetti da fondazioni private e da istituzioni pubbliche e grazie al sostegno delle donazioni di privati.

Il momento che il Paese sta attraversando è molto duro, soprattutto per i giovani. E noi lo sappiamo bene, perché siamo ogni giorno accanto a loro e ne condividiamo il disagio, spesso la frustrazione per un domani che sembra sempre più negato.

Comprendiamo quindi il disappunto del giovane che le ha presentato la segnalazione.

A lui, se non dovesse risultare tra quanti avranno superato le selezioni (i risultati saranno online sul sito del Faro e affissi presso la sede della Fondazione a partire da venerdì 10 maggio alle 12), ci sentiremmo piuttosto di rivolgere l’invito a non cedere alla disperazione.

E a continuare a seguirci, per ripresentarsi invece – eventualmente - alle prossime selezioni, che si terranno nel mese di ottobre.

Non sempre dietro a una scelta si nasconde del buio contro cui scagliarsi, ma solo più luce da portare, insieme.

La ringraziamo per la possibilità che ci ha dato di parlare del nostro lavoro.

 

In risposta a:

Buongiorno, sono una giornalista che ha ricevuto una segnalazione di presunti brogli riguardo il vostro ultimo concorso per l'assegnazione di posti per seguire un corso gratuito.

Il candidato vi accusa di aver favorito gli studenti stranieri, a sua detta, non meritevoli come lui e gli altri italiani.

Possiamo fare chiarezza su questa vicenda? 

Io sono assolutamente super partes, voglio solo constatare la vostra trasparenza, o il livello di vittimismo del segnalatore.

 

 

 

 

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