IL FARO, LA GRANDE PIENEZZA

28-02-2014
L’edificio di via Virginia Agnelli mai come oggi risuona di vita, crocevia di collaborazioni importanti. Da Intesa Sanpaolo a Gruppo UniCredit, dal Centro Astalli alle tante partnership con le associazioni di categoria e le istituzioni del territorio
Autore: 
Silvia Lanzano
IL FARO, LA GRANDE PIENEZZA

Faccia quello che vuole, non posso vederlo vuoto”. Con queste parole nell’aprile 2007 Susanna Agnelli, ideatrice del Faro, ha accolto il nuovo direttore Gianni Del Bufalo, affidandogli la guida operativa della sua Fondazione.

Un impegno non indifferente. Il Faro vive e lavora  in un edificio di oltre quattromila metri quadri, di proprietà della Croce Rossa Italiana, circondato dai bei pini marittimi di Monteverde.

Un luogo diventato nel tempo, ogni giorno di più, un’isola felice e un punto di riferimento indiscusso nel vasto mondo del sociale, ben oltre i semplici confini del municipio XII.

Per gli oltre duecento giovani che ogni anno frequentano gratuitamente i corsi di orientamento e formazione professionale proposti dal Faro. Ragazzi e ragazze tutti accomunati da storie spesso durissime, figli di quella marginalità che ricade sotto il nome di “condizioni socio-economiche difficili”. Italiani, certo, ma tanti stranieri, circa il 70 per cento del totale.

Ma anche per i tanti rifugiati che grazie a una convenzione tra Comune di Roma e Centro Astalli, Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati in Italia, sono ospitati ogni notte nelle stanze del terzo piano del Faro. Anche in questo caso si tratta in prevalenza di giovani, tutti provenienti da paesi dilaniati da guerre, conflitti etnici, persecuzioni. Persone che al Faro hanno ritrovato, passo dopo passo, un equilibrio. Riscoprendo dopo tanto dolore gli aspetti minuti della vita, capaci di renderla finalmente bella. Un cappuccino caldo la mattina, il conforto di un tetto sulla testa, lo scambio di vedute sulle difficoltà di ogni giorno.

Senza dimenticare gli allievi della Scuola di Italiano del Centro Astalli, ospitata dal Faro, tutti richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale.

Dal giorno dell’incontro tra la signora Agnelli e il nuovo direttore della Fondazione sono trascorsi quasi sette anni. Tanti i traguardi raggiunti, tante le difficoltà.

Il Faro ha continuato a gettare luce nella città anche dopo la scomparsa della signora, avvenuta nel maggio 2009. Merito in primo luogo dell’impegno generoso dei suoi figli, Lupo e Samaritana Rattazzi, che ne hanno raccolto il testimone e che con slancio e passione hanno continuato a credere e sostenere il progetto voluto con tanta forza dalla madre. E davvero hanno saputo, come si dice, lanciare il cuore oltre l’ostacolo.

E merito degli amici più cari della Fondazione, come l’industriale Roberto Bertazzoni, patron di Smeg, e Ilaria Borletti dell’Acqua, parlamentare e sottosegretario ai Beni Culturali.

In tempi in cui a soffrire è non solo il settore del no profit, ma tutta l’economia del Paese, Il Faro non ha smesso di rinnovarsi e di raccogliere le nuove sfide lanciate ogni giorno dalla società. Raggiungendo uno strabiliante quanto delicato equilibrio tra significato originario – restituire vita e speranza ai più fragili - e parametri economici.

Tutto questo rinforzando le sue relazioni e aprendo collaborazioni nuove. Nel 2013 la Fondazione ha realizzato un vasto progetto con il sostegno di Intesa Sanapaolo per la attivazione di 5 corsi di formazione, di cui ben 3 in materie “tecniche”. Figure professionali molto richieste dal mercato del lavoro e di difficile reperimento per le aziende.

Mentre con UniCredit, sempre nel 2013, ha messo in campo diverse iniziative, tra le quali il progetto formativo “Il lavoro, non per caso, realizzato con i contributi raccolti attraverso la Carta E del gruppo finanziario.

Anche grazie a queste attività i cinque piani della Fondazione risuonano oggi di vita.

Tante le partnership in corso. In primo luogo con il Centro Astalli, che lo scorso settembre ha avuto l’onore di ricevere nella sua sede romana la visita di papa Francesco, desideroso di conoscere da vicino le attività di assistenza svolte.

Con le tante aziende della Capitale, che ogni anno accolgono in stage gli allievi della Fondazione. E che oggi possono contare sul Faro, quando occorre trovare presto un giovane addetto gastronomo o magari un tecnico aggiustatore ben preparato.

Con CNA, con la quale il Faro è in dialogo da anni, raccogliendone le istanze e le tante indicazioni decisive per comprendere e approcciare positivamente il mondo del lavoro.

Con le tante realtà istituzionali - tra cui i Centri per l'Impiego, il Ministero di grazia e giustizia, i Municipi e i centri di accoglienza– con le quali la Fondazione collabora stabilmente, privilegiando un’ottica di rete.

Il Faro è l’unica realtà della Capitale impegnata a erogare corsi di formazione completamente gratuiti per i suoi beneficiari e strutturati in moduli di breve durata. E solo questo basterebbe a renderlo un patrimonio inestimabile nel cuore della città. Così come sembra confermare anche la visita dello scorso novembre di Rita Cutini, assessore alle Politiche Sociali di Roma Capitale.

Ma c’è qualcosa in più che rende la Fondazione unica. Ed è quel nodo inestricabile di desideri, di speranze da realizzare che animano i cinque piani del Faro: dai laboratori alle aule di lezione, dalla foresteria agli spazi di incontro.

È la vita che cercava Susanna Agnelli e che ogni giorno respira nei corridoi del Faro.

La sfida di allora è vinta, insomma. Ma solo fino alla prossima sfida di domani.

Nella foto: Susanna Agnelli con Gianni Del Bufalo e Massimo Biagiotti Lena durante una cerimonia di consegna degli attestati al Faro 

 

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