IL FARO ALL’UNIVERSITÀ

04-11-2013
“Incontri con l’altro mondo: formazione professionale e atteggiamenti dei datori di lavoro italiani nei confronti degli stranieri” è questo il titolo della prima tesi di laurea sulla Fondazione il Faro, elaborata da Valentina Troisi, neo dottoressa della Sapienza di Roma
Autore: 
Asia
LA PRIMA TESI DI LAUREA SULLA FONDAZIONE IL FARO

Valentina Troisi, laureata in “Politiche e servizi sociali” con il massimo dei voti ha svolto una tesi di laurea sulla Fondazione Il Faro. È la prima volta che una studentessa dedica la sua tesi di laurea alle attività svolte dalla Fondazione e a coloro che vi partecipano.

La scelta di svolgere questo tipo di tesi è nata dopo una collaborazione di questa giovane studentessa con la Fondazione, nella quale ha organizzato un laboratorio interculturale. Questa esperienza le ha dato la possibilità non solo di conoscere la Fondazione, ma anche di interagire con le persone immigrate e scoprire i loro desideri, le loro paure e storie. “È a partire dalla mia esperienza lavorativa che nasce il mio lavoro di ricerca. La Fondazione offre agli stranieri la possibilità di acquisire una qualifica professionale e immettersi nel mercato del lavoro. È stato proprio questo il focus della mia tesi” dichiara Valentina.

L’obiettivo della tesi è stato quello di indagare se e in che modo, nella realtà di Roma, le politiche attive di formazione professionale per stranieri incidono sulla domanda di lavoro e di conseguenza gli atteggiamenti dei datori di lavoro nei confronti dell’assunzione di personale immigrato. Per studiare questo fenomeno così vasto e complicato la neo dottoressa ha svolto delle interviste ai ragazzi stranieri che hanno frequentato un corso presso la Fondazione e ha somministrato un questionario ai potenziali datori di lavoro sul territorio di Roma. Durante le interviste sono stati affrontati diversi temi: il viaggio migratorio degli stranieri; le loro motivazioni a frequentare un corso di formazione professionale; le loro esperienze lavorative mettendo in luce le mansioni, il tipo di contratto e le differenze di trattamento riscontrate sul posto di lavoro dagli stessi rispetto agli italiani; l’utilità del corso di formazione sia dal punto di vista lavorativo che di integrazione.

Per quanto riguarda l’analisi della domanda di lavoro il questionario si è basato su tre aree: l’area economica in cui si è indagata la disponibilità dei datori di lavoro all’assunzione di ragazzi immigrati, il tipo di contratto di lavoro che sono disposti a stipulare, la rilevanza assunta da un corso di formazione professionale ai fini dell’assunzione di stranieri; l’area sociale in cui si sono analizzati eventuali pregiudizi, stereotipi presenti negli imprenditori nei confronti degli immigrati; l’area politica in cui si è indagata la predisposizione da parte degli imprenditori a considerare gli immigrati come soggetti aventi diritti.

È una tesi che mira a diffondere dei messaggi importanti legati all’inserimento lavorativo degli immigrati. Uno di questi è quello di dare l’opportunità, a chi possiede minori risorse, appunto gli stranieri, di formarsi, acquisendo competenze e conoscenze spendibili sul mercato del lavoro, senza considerare ciò come un ostacolo per il lavoro degli italiani, riducendo in questo modo l’esclusione socio-lavorativa degli stranieri. “Perciò la parola straniero deve essere considerata come una semplice voce presente nel dizionario italiano e non più come un termine per discriminare un gruppo” sostiene Valentina.

Leggendo la tesi di laurea è possibile capire come all’interno del mercato del lavoro italiano nei confronti degli stranieri ci siano ancora dei pregiudizi che portano a considerare gli stranieri relegati prevalentemente nelle basse professionalità. Sono, però emersi anche alcuni aspetti positivi (disponibilità all’assunzione di lavoratori stranieri, sentimento di solidarietà, concessione di diritti, stipulazione di un contratto di lavoro ecc…), ma non sono tali da far registrare un totale annullamento dei pregiudizi. A tal fine Valentina, soddisfatta del lavoro svolto, sottolinea il valore della sua tesi affermando: “Tale ricerca vuole essere un punto da cui partire per un nuovo modo di vivere l’alterità: conoscere l’altro, liberandosi dai pregiudizi e stereotipi imposti dalla nostra società affinché la discriminazione e lo sfruttamento a cui è sottoposto lo straniero nel mercato del lavoro possa scomparire lasciando il posto al rispetto reciproco e all’idea che l’altro non è così diverso da noi”.

 

 

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