I RAGAZZI DEL FARO CERCANO MANI DA STRINGERE

18-04-2013
Una riflessione sul domani rivolta agli allievi della Fondazione, da parte di chi li conosce e li segue giorno per giorno
Autore: 
Michela Arioni
"I ragazzi del Faro cercano mani da stringere"

Solo alcuni dei ragazzi che hanno partecipato agli ultimi corsi potranno essere inseriti in un progetto di stage formativo in azienda.

Solamente chi è pronto ad affrontare il mondo del lavoro verrà  accompagnato in questa nuova esperienza.

Ma viene sempre da chiedersi: “Pronti per cosa?”.

Saranno certamente preparati ad impastare, a soffriggere, ad aggiustare tubi e a servire un buon caffè espresso. Ma cosa altro serve veramente? Cosa si chiede ad un giovane lavoratore?

Ogni giorno al Faro predichiamo le buone regole da osservare: la puntualità e il rispetto come primo biglietto da visita; la pulizia come atteggiamento professionale; la gentilezza verso il cliente; la capacità di lavorare in gruppo e di  cavarsela bene anche da soli. E poi la disponibilità verso i colleghi ma anche nei confronti degli orari di lavoro: la famosa flessibilità.

Tanti ragazzi entrano al Faro senza conoscere molte di queste parole e si lasciano portare dalla nostra esperienza, affidandosi pian piano alle nostre indicazioni.

In due mesi vediamo sbocciare le loro capacità e li vediamo crescere come persone di talento.

C’è chi entra a scuola cantando una musichetta rap e poi ci lascia con un discorso che scuote i sogni di tutti.

C’è chi inizia senza una parola e va via con un sorriso.

C’è anche chi non sapeva cucinare e poi ci sorprende con una torta deliziosa su cui troneggia un grande faro di cioccolata.

Tutto questo trasmette un grande coraggio a chi lo assapora e ci fa sperare di poter sostenere ancora con più forza questi giovani ed intrepidi lavoratori. Sappiamo che lì fuori c’è qualcuno che darà loro fiducia e avrà la pazienza di vederli camminare da soli. E non smettiamo mai di cercare queste opportunità per loro.

Ma se oggi avete voglia di sapere quanti ragazzi del Faro stanno aspettando di conoscere il nostro nuovo Presidente della Repubblica,  posso rispondervi con certezza che la maggior parte di loro è in giro, per le strade, con un curriculum in mano e non se ne preoccupa molto di queste elezioni.

Perché se potessero scegliere quale mano stringere vi direbbero senza pensarci un attimo che è quella del loro nuovo datore di lavoro.

 

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