CENTRO ASTALLI, IL RAPPORTO ANNUALE SEGNA LA DIREZIONE DEL PAESE

27-04-2015
Giovedì 23 aprile la presentazione del Rapporto 2015 con i dati e le attività di un anno del Centro Astalli. Contro la persecuzione delle carte, l’Europa torni alle sue radici culturali e al dovere dell’accoglienza per chi fugge da guerre e persecuzioni
Autore: 
Silvia Lanzano
Centro Astalli, Rapporto Annuale 2015

Il Rapporto Annuale del Centro Astalli è sempre più la cartina al tornasole del Paese. Il segnale di direzione capace di indicare il punto nel cammino della storia in cui siamo arrivati.

Basta dare uno sguardo ad alcuni dei dati contenuti nel report presentato giovedì 23 aprile - in una sala gremita all’inverosimile del Teatro Argentina di Roma – dalla sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati.

Nel 2014 sono stati 170mila i migranti forzati approdati in Italia via mare,  meno della metà le persone - 64.886 - che hanno chiesto protezione nel nostro Paese.

“Anche nel 2014 molti migranti forzati non si sono fermati in Italia, ma hanno proseguito il loro viaggio verso i Paesi del nord Europa”, spiega la nota di presentazione del Rapporto 2015 diffusa dal Centro Astalli.

Sono sempre di più i “rifugiati in transito”, persone che dopo la fuga dai paesi di origine per salvarsi da guerre, violenze, sopraffazioni, lasciano poi l’Italia anche per sottrarsi a quella che il direttore dei programmi Berardino Guarino ha definito nel suo intervento, con precisione icastica, “la persecuzione delle carte”. Troppo spesso l’afflato di giustizia si esaurisce in una vuota dichiarazione di intenti, senza che nessuno voglia farsi seriamente carico della realtà: “affermiamo il diritto, ma ci dimentichiamo delle persone”, è il commento di Guarino.

E così, ha sottolineato il Centro Astalli, anche nel 2014 non si è avuta “nessuna novità rispetto alla programmazione di misure di accompagnamento all’integrazione per i titolari di protezione internazionale”.

Sullo sfondo, una Europa che in termini di politiche sulle migrazioni procede a colpi “di buchi nell’acqua”.

Il Faro è orgoglioso di collaborare con il Centro Astalli e crede sia indispensabile, come ha affermato il suo presidente P. Camillo Ripamonti sj, “offrire a ciascun rifugiato opportunità oneste e accessibili per vivere in Italia in sicurezza e dignità”.

Proprio in questa ottica la Fondazione ha realizzato una nuova proposta formativa rivolta agli SPRAR. Corsi intensivi, di breve durata, pensati in funzione dell’inserimento lavorativo. E tali da permettere al massimo grado ai beneficiari – richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale – la conciliazione dei tempi: in primo luogo in merito allo svolgimento delle pratiche burocratiche e documentali legate al loro particolare status giuridico. Il primo corso per pizzaioli si è svolto con successo al Faro tra il 16 e il 27 marzo.

“Si tratta di costruire insieme la cultura dell’accoglienza e di non cedere allo scoraggiamento e alla paura”, queste le parole con cui Padre Ripamonti conclude la sua introduzione al Rapporto 2015. Perché quella “philoxenia” di cui ha parlato Enzo Bianchi nel suo bellissimo discorso all’Argentina – Abramo accoglie nella sua tenda i tre sconosciuti, che si rivelano Dio - torni a essere cifra culturale del nostro continente e fermento della sua vita spirituale.

 

 

CONDIVIDI